Un docu-film inaspettato

JESI - Pubblicato così, senza annuci, senza i tradizionali "trailer" che precedono l'uscita dei film al cinema, insomma senza troppa pubblicità. Nella serata dell'ultimo lunedì di agosto, nel primo giorno di lavoro di tante persone dopo le ferie (tra cui, il povero tifoso rossoblù...) sui canali della Pieralisi Volley Jesi è spuntato il docu-film sui cinquanta anni del club di via Ancona. Era del tutto inaspettato ed inatteso, anche se un po' ci speravo perché a pensarci bene questo mezzo secolo di vita della società, a parte il logo sulle maglie della prima squadra, mi sembrava un po' passato di nascosto, come qualcosa di cui vergognarsi. E' vero, che da sempre, alla Pieralisi non piace molto celebrarsi, non piace molto guardare al proprio passato ma pensare al presente ed al futuro, ancora tutto da scrivere. Un concetto che può essere condiviso ma davanti ai cinquanta anni di vita - e non sono state le società che possono vantare questo traguardo - si può cambiare anche filosofia. Ieri sera ho spento il telefono, ho chiuso tutto e mi sono messo davanti alla tv per guardare ogni minuti dei 24 totali, con curiosità perché da tifoso ho visssuto un pezzetto di questa lunga storia rossoblù, in particolare dagli anni della A2 con Maurizio Moretti in panchina e Marco Oggioni dietro la scrivania, fino ad oggi, con un piccola assenza negli anni successivi alla Decisione. Non so di chi sia stata l'idea di produrre questo docu-film ma va ringraziato perché mi ha dato la possibilità di rivedere persone e rivivere momenti molto cari. 


Dopo l'addio da Jesi nel 2000, non avevo più visto Marco Oggioni, l'uomo che aveva costruito l'allora Mark Leasing promossa in A2 nel 1996 ed aveva sfiorato per ben due volte il salto in A1 nel '99 e nel 2000. E' stato bello rivederlo, seppure in video. Uno come lui farebbe comodo oggi perché sarebbe un grandissimo punto di riferimento sia per il suo carisma e sia per la competenza. Mi sono tornati in mente tanti momenti belli, trasferte indimenticabili come a Tortoreto oppure a Firenze contro il Figurella e le cene post partita a Barberino del Mugello dopo una grande vittoria. Era un'altra pallavolo, non solo perché non c'era ancora il Rally Point System totale, ma perché l'ambiente era molto più familiare e più appassionato nonostante girassero meno soldi. E' grazie a Marco ed anche a Maurizio Moretti, che di quella Vini Monte Schiavo era l'allenatore in A2, se mi sono appassionato a questi colori ed a questa squadra, mentre tutti i miei amici impazzivano per il basket gialloverde. Io ho scelto la pallavolo femminile ed il rossoblù: l'ho detto che sono sempre stato un bastiancontrario. Mi auguro che questo docu-film venga mostrato a tutte le ragazzine del settore giovanile, perché seppure in maniera veloce, racconta la storia della società, fin agli anni '80, con gli eventi come "Palla Pazza in Piazza", che per l'epoca fu qualcosa di rivoluzionario. 

La mia curiosità tuttavia era rivolta alla Decisione, a come l'avrebbero affrontata. Certo, non mi aspettavo scuse ai tifosi ed alla città da parte della proprietà o un racconto approfondito della vicenda, sarebbe stato troppo. In un documentario prodotto dalla Pieralisi, cosa dovevano dire di quell'episodio? Lo speaker Brian, voce narrante, ha fatto una specie di "supercazzola" talmente bella, che non ci ho più capito nulla. Però, sentir parlare di "ambiente non triste e rassegnato ma in fermento per la nuova avventura" mi è sembrato esagerato, mi è sembrato un modificare la realtà, perché gli anni successivi al 2010 tanta gente, tanti tifosi avevano abbandonato la squadra. Io per primo. Al di là di questo aspetto, mi sarebbe piaciuto vedere qualche video della promozione di Cecina (nella foto, la festa con tutti i tifosi), che per me rimane il momento più alto della mia vita di tifoso rossoblù anche più della Challenge Cup, ma soprattutto, mi sarebbe piaciuto sentire anche qualche giocatrice, non solo i dirigenti e gli allenatori. Avrebbero avuto l'imbarazzo della scelta, da Alessandra Romanin, capitano della Vini Monte Schiavo promossa in A1, alle stelle azzurre Togut, Rinieri, Leggeri e Lo Bianco, fino a Liuba Sokolova, la più forte di tutte. Io avrei chiamato anche Andrea Pieralisi, che fu l'uomo che portò a Jesi le tre azzurre Lo Bianco, Leggeri e Togut prima del trionfo Mondiale nel 2002. Per i cinquanta anni si potevano anche mettere da parte certe rivalità. A questo punto lancio un'idea, che magari resterà tale e non si realizzerà: perché non organizzare una rimpatriata delle giocatrici che tra il 1996 ed il 2010 hanno indossato la maglia della Monte Schiavo in serie A? Sarebbe il modo migliore per concludere questo compleanno e per far capire alle ragazze della B1 ed a tutte quelle del settore giovanile, che quella maglia che indossano, quei colori, hanno una storia lunga che tante ragazze hanno scritto. Una storia che prosegue, con loro. FORZA JESI!!! NRB.  

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